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VILLA SALA 1
Arte
#Arte
Sono passati quattro anni dall’inizio della guerra tra Russia e Ucraina: era il 24 febbraio 2022.
La mostra attraversa questa frattura, trasformando le coordinate geografiche in un archivio intimo della memoria. Che ne è dei luoghi del quotidiano?
Il percorso mette in dialogo immagini provenienti da archivi personali e da Google Street View con fotografie attuali, realizzate dopo i bombardamenti e tratte dai media ufficiali.
Ne emerge un viaggio che interroga la fragilità di ciò che sembra permanente e la forza della testimonianza: gli edifici crollano, ma i ricordi restano, fondamenta di un futuro ancora da scrivere.
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BIBLIOTECA L'ARCA
Memoria
#Memoria
In collaborazione con il War Childhood Museum di Sarajevo, la mostra ha come obiettivo quello di promuovere la consapevolezza che la guerra è un male a prescindere da chi la fa e dove, incoraggiando i partecipanti a esplorare le proprie emozioni e prendersi cura di sé. Donare a qualcuno un suono senza giudizio e dire “così suonava da me”, per poi rendersi conto che anche per l’altro suonava allo stesso modo, è il punto di partenza da cui i giovani della World House di Rondine si sono ispirati.
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VILLA SALA 2
Arte
#Arte
Aristotele, nella Politica, afferma che la “vita buona” si realizza nella polis, intesa non come semplice città fisica ma come spazio di libertà, ragione e responsabilità condivisa. La polis trasforma il conflitto in confronto e rende l’abitare un esercizio etico e politico. Quando la città perde questa dimensione, emerge una crisi non solo urbanistica ma anche sociale e morale. Il film Philadelphia di Jonathan Demme rappresenta una megalopoli in cui lo spazio pubblico diventa strumento di potere e controllo, con edifici che riflettono ordine e gerarchia e strade affollate ma prive di vera comunità. In questo contesto, il protagonista, malato di AIDS, viene emarginato e trattato come un corpo estraneo. La sua lotta per la giustizia è anche una rivendicazione del diritto di cittadinanza nella polis. Il testo si interroga su cosa resti della città quando essa diventa luogo di esclusione invece che di condivisione. Le città moderne rischiano così di trasformarsi in “gabbie” perdendo il loro senso originario. Il lavoro di Christian Cerrini interpreta la città come spazio mentale e campo di forze, oltre che fisico. La polis emerge quindi come questione sia interiore sia collettiva, legata alla possibilità di costruire una convivenza autenticamente civile. Ed è anche lo sfondo di Rondine, che accoglie fisicamente l’esposizione di queste opere e di questo progetto. Rondine Cittadella della Pace non è un’utopia ma la rivendicazione stessa del nostro essere civili. Significa ricordarsi da dove veniamo e tornare a credere in noi stessi.
Christian Cerrini. Due volte polis
A cura di Rosario Salvato e Alessandro Sarteanesi
Contributi scientifici di Carla Bagnoli e Piero Dominici
Prodotta da Magonza e dalla associazione culturale Le Nuove Stanze